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Intervista a Ernesto Maria Buccheri per il magazine Periodico italiano

Ernesto Maria Buccheri

“Vedersi bene aiuta ad affrontare meglio la malattia”

 

Il seno è da sempre, per diverse culture, il simbolo della femminilità, della maternità e della fertilità: glorificato nella storia delle arti fin dal lontano paleolitico, è stato di volta in volta simbolo della gioia di vivere, esaltazione stessa dell’amore, attributo casto, sensualissimo o proibito. E anche la sua estetica si è modificata nel tempo. Oggi, nella società dell’immagine e dei selfie, avere un seno bello e florido è motivo di vanto per molte donne. Ma non sempre la scelta di intervenire chirurgicamente è dettata da un fattore meramente estetico: spesso, la chirurgia del seno può avere a che fare con la salute della donna, modificandone non poco la qualità della vita. Ne abbiamo voluto parlare con il dott. Ernesto Maria Buccheri, chirurgo plastico presso Medicina Plastica Roma - Medical Group.

Dottor. Buccheri, in base alla sua esperienza, quali sono i benefici effettivi della ricostruzione del seno dopo la mastectomia connessa al tumore della mammella?

“La ricostruzione mammaria consente alla donna un recupero della propria condizione a seguito di una mastectomia, e quindi di una mutilazione della persona, e della sua femminilità. È importante in termini di ‘recupero psicologico’, che ha chiari effetti benefici sullo stato di salute stesso. Sono passati 30 anni dalla pubblicazione, sulla rivista scientifica ‘The Lancet’, dell’articolo che trattava la relazione tra lo stato di malattia, tasso di sopravvivenza e ricostruzione mammaria. Questo studio, e i suoi sviluppi successivi, hanno confermato che la donna combattiva, che ha recuperato la sua femminilità dopo l’intervento, presenta tassi di sopravvivenza maggiori rispetto alla donna che subisce il proprio stato di malattia e che manifesta una depressione anche relativamente alla sua situazione fisica. In questo senso, la ricostruzione mammaria è un intervento curativo a tutti gli effetti, per il fisico e per la psiche”.

Si sente parlare spesso di mastoplastica additiva e meno di quella correttiva e ricostruttiva, dove invece l’intervento ha una valenza diversa e importante. In quali casi la chirurgia plastica non è più ‘un vezzo’ ma una necessità?

“La mastoplastica additiva e, quindi, l’impiego di protesi mammarie per implementare il volume della ghiandola mammaria non riguarda solo la ragazza che vuole aumentare di uno o due taglie il proprio seno, come molti pensano. In realtà esistono numerose condizioni per le quali la mastoplastica additiva si rende quasi necessaria affinché il benessere della paziente sia a un livello superiore dell’esclusivo benessere fisico. Parlo soprattutto del benessere psicologico e dell’autostima. Quali sono queste condizioni? Si dividono in difetti congeniti ed acquisiti. Tra i difetti congeniti ricordiamo la ‘agenesia mammaria’, ovvero l’assenza dello sviluppo della ghiandola mammaria; la mammella tuberosa, condizione patologica che rientra nelle ‘malformazioni mammarie’ dove la forma del seno è simile ad un tubero; le asimmetrie mammarie severe corrette spesso in modo maldestro con imbottiture nel reggiseno. I difetti della mammella acquisiti sono invece la perdita del volume mammario a seguito di gravidanza o allattamento e a seguito di forti cali ponderali (diete o chirurgia bariatrica). In queste condizioni, quando le pazienti si spogliano davanti a me per essere visitate, le sento spesso esclamare ‘dottore, non si impressioni….’. È una frase, questa, che mi stimola a dover svolgere al meglio il mio mestiere, per risolvere il forte disagio della paziente”.
Parliamo di chirurgia estetica tout court. È vero che gli interventi al seno sono in aumento? “La mastoplastica additiva è l’intervento di chirurgia estetica più eseguito al mondo. Il trend di crescita è continuo e negli Usa sono stimati oltre 300mila mastoplastica additive eseguite nel 2017, con un aumento di oltre il 200% negli ultimi 20 anni. Questo perché si diffonde sempre più tra le giovani donne il piacere di avere un seno più florido e prorompente. Bisogna aggiungere che i mezzi di informazione hanno consentito alle donne una maggiore consapevolezza della propria condizione, anche nei casi sopracitati in cui l’intervento non è certamente un vezzo ma una necessità. Le pazienti sono più informate rispetto al passato”.

Esistono dei casi emblematici in cui il chirurgo, per il bene della paziente, dovrebbe ‘dire di no’ all’intervento di mastoplastica additiva?

“Il chirurgo deve dire di no quando esiste già un buon volume pre-operatorio o non ci sono condizioni patologiche. Una protesi, lo ricordo, è un corpo estraneo, la cui introduzione deve essere risparmiata alla paziente quando non strettamente necessaria. Innumerevoli possono essere le complicanze che possono sopraggiungere nel corso della vita tra cui la rottura della protesi e la contrattura capsulare. E sebbene i materiali utilizzati siano altamente performanti in termini di qualità e le protesi più costose garantite per un lungo arco di tempo, la mastoplastica additiva necessiterà di manutenzione durante il corso della vita”.

Se sua figlia dovesse decidere di intervenire chirurgicamente per migliorare il suo corpo, e lei non potesse operarla, in base a quali criteri le consiglierebbe di scegliere il medico a cui affidarsi?

“È una domanda importante. La scelta del professionista è forse il passo più rilevante del percorso da intraprendere. Io consiglio sempre di affidarsi al feedback di persone care: il feedback diretto ovvero il classico passaparola rappresenta qualcosa di vero. Poi - oggi - esiste la rete, internet, che ci dà la possibilità di avere un’ interfaccia diretto con diversi chirurghi. Bisogna leggere con cura il curriculum del professionista. La qualità è dettata dalla specializzazione nella chirurgia plastica e ricostruttiva ed estetica: la certificazione è fondamentale. Altro aspetto per una scelta sensata è il percorso formativo: il chirurgo deve aver ‘visitato’ vari centri di chirurgia plastica nel mondo. Deve avere avuto esperienze ad ampio raggio. Deve possedere un’attitudine scientifica, una passione per la disciplina; il chirurgo necessita di studiare, di aggiornarsi continuamente. L’ultimo aspetto che tengo a cuore è il seguente: la scelta non deve essere effettuata in base al prezzo. Intorno all’intervento di mastoplastica additiva gravitano diversi elementi e fattori da tenere in considerazione e da rispettare, come: la scelta dell’impianto protesico (una coppia di protesi di buona qualità costa almeno 1200 euro ca. nrd.), la clinica o l’ospedale, l’equipe chirurgica e anestesiologica. Un intervento low cost renderà per forza deficitario uno di questi punti. E ricordo che in questi casi, ad essere low-cost non sarà certo l’onorario del chirurgo. Si tenderà a risparmiare su ciò che ruota intorno alla sua figura, a scapito del risultato finale e della sicurezza della paziente”.

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